sabato 23 febbraio 2008

Il governo Prodi prima di morire ci fa un’altro regalino!!!


Corte Conti verso esclusione da controllo su controllate Tesoro

martedì 19 febbraio 2008 13:17

ROMA (Reuters) - Tra gli emendamenti al decreto Milleproroghe ammessi dal Comitato dei nove per l’esame alla Camera c’è quello che esclude la Corte dei Conti dal controllo sulle responsabilità degli amministratori di società quotate partecipate dal Tesoro.

L’articolo 16 bis è tra quelli emendati e ammessi e prevede infatti che “per le società quotate in mercati regolamentati, partecipate dallo Stato o da altre amministrazioni pubbliche, la responsabilità degli amministratori e dei dipendenti è regolata dalle norme del codice civile e le relative controversie sono devolute esclusivamente alla giurisdizione del giudice ordinario”.

“Le disposizioni di cui al precedente periodo non si applicano ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto”.

Il voto sugli emendamenti al decreto avverrà in Commissione, probabilmente dalle 14,00 di oggi.

Il voto della Camera sul decreto è previsto per domani, poi il testo deve andare al Senato per essere convertito in legge entro il 29 febbraio 2008.

Con questa legge sparisce l’ultimo baluardo contro una corruzione sempre più diffusa. Anche se i richiami, le multe e le reprimende della Corte dei Conti sono serviti a ben poco, erano pur sempre un baluardo.

Adesso non più.

Quale magistrato indagherà mai o rinvierà a giudizio un DEMOCRATICO RAPPRESENTANTE DEL POPOLO DEL centroSINISTRA alla Pecoraro Scanio, alla Diliberto, alla De Mita, alla Di Pietro, ecc. La lista sarebbe lunghissima.

Ad maiora gente, ad maiora

venerdì 22 febbraio 2008

La trasmissione REPORT di Milena Gabanelli su RAI 3 predica bene MA RAZZOLA MOLTO MALE.


Navigando in rete ho trovato questa “chicca” che vi riporto da arcoris.tv del 9/02/2008 09:51

con preghiera di farla "girare".


CENSURA 'LEGALE'

Cari amici e amiche impegnati a dare una pennellata di decenza al nostro Paese, eccovi una forma di censura nell'informazione di cui non si parla mai. E' la peggiore, poiché non proviene frontalmente dal Sistema, ma prende il giornalista alle spalle. Il risultato è che, avvolti dal silenzio e privi dell'appoggio dell'indignazione pubblica, non ci si può difendere. Questa censura sta di fatto paralizzando l'opera di denuncia dei misfatti sia italiani che internazionali da parte di tanti giornalisti 'fuori dal coro'.

Si tratta, in sintesi, dell'abbandono in cui i nostri editori spesso ci gettano al primo insorgere di contenziosi legali derivanti delle nostre inchieste 'scomode'. Come funziona e quanto sia pericoloso questo fenomeno per la libertà d'informazione ve lo illustro citando il mio caso.

Si tratta di un fenomeno dalle ampie e gravissime implicazioni per la società civile italiana, per cui vi prego di leggere fino in fondo il breve racconto.

Per la trasmissione Report di Milena Gabanelli, cui ho lavorato dando tutto me stesso fin dal primo minuto della sua messa in onda nel 1994, feci fra le altre un'inchiesta contro la criminosa pratica del comparaggio farmaceutico, trasmessa l'11/10/2001 ("Little Pharma & Big Pharma"). Col comparaggio (reato da art.170 leggi pubblica sicurezza) alcune case farmaceutiche tentano di corrompere i medici con regali e congressi di lusso in posti esotici per ottenere maggiori prescrizioni dei loro farmaci, e questo avviene ovviamente con gravissime ripercussioni sulla comunità (il prof. Silvio Garattini ha dichiarato: "Dal 30 al 50% di medicine prescritte non necessarie") e spesso anche sulla nostra salute (uno dei tanti esempi è il farmaco Vioxx, prescritto a man bassa e a cui sono stati attribuiti da 35 a 55.000 morti nei soli USA).
L'inchiesta fu giudicata talmente essenziale per il pubblico interesse che la RAI la replicò il 15/2/2003.
Per quella inchiesta io, la RAI e Milena Gabanelli fummo citati in giudizio il 16/11/2004(1) da un informatore farmaceutico che si ritenne danneggiato dalle rivelazioni da noi fatte.

Il lavoro era stato accuratamente visionato da uno dei più alti avvocati della RAI prima della messa in onda, il quale aveva dato il suo pieno benestare.

Ok, siamo nei guai e trascinati in tribunale. Per 10 anni Milena Gabanelli mi aveva assicurato che in questi casi io (come gli altri redattori) sarei stato difeso dalla RAI, e dunque di non preoccuparmi(2). La natura dirompente delle nostre inchieste giustificava la mia preoccupazione. Mi fidai, e per anni non mi risparmiai nei rischi.
All'atto di citazione in giudizio, la RAI e Milena Gabanelli mi abbandonano al mio destino. Non sarò affatto difeso, mi dovrò arrangiare. La Gabanelli sarà invece ampiamente difesa da uno degli studi legali più prestigiosi di Roma, lo stesso che difende la RAI in questa controversia legale.(3) Ma non solo.
La linea difensiva dell'azienda di viale Mazzini e di Milena Gabanelli sarà di chiedere ai giudici di imputare a me, e solo a me (sic), ogni eventuale misfatto, e perciò ogni eventuale risarcimento in caso di sentenza avversa.(4)
E questo per un'inchiesta di pubblico interesse da loro (RAI-Gabanelli) voluta, approvata, trasmessa e replicata.*
*(la RAI può tecnicamente fare questo in virtù di una clausola contenuta nei contratti che noi collaboratori siamo costretti a firmare per poter lavorare, la clausola cosiddetta di manleva(5), dove è sancita la sollevazione dell'editore da qualsiasi responsabilità legale che gli possa venir contestata a causa di un nostro lavoro. Noi giornalisti non abbiamo scelta, dobbiamo firmarla pena la perdita del lavoro commissionatoci, ma come ho già detto l'accordo con Milena Gabanelli era moralmente ben altro, né è moralmente giusificabile l'operato della RAI in questi casi).
Sono sconcertato. Ma come? Lavoro per RAI e Report per 10 anni, sono anima e corpo con l'impresa della Gabanelli, faccio in questo caso un'inchiesta che la RAI stessa esibisce come esemplare, e ora nel momento del bisogno mi voltano le spalle con assoluta indifferenza. E non solo: lavorano compatti contro di me.
La prospettiva di dover sostenere spese legali per anni, e se condannato di dover pagare cifre a quattro o cinque zeri in risarcimenti, mi è angosciante, poiché non sono facoltoso e rischio perdite che non mi posso permettere.
Ma al peggio non c'è limite. Il 18 ottobre 2005 ricevo una raccomandata. La apro. E' un atto di costituzione in mora della RAI contro di me. Significa che la RAI si rifarà su di me nel caso perdessimo la causa. Recita il testo: "La presente pertanto vale come formale costituzione in mora del dott. Paolo Barnard per tutto quanto la RAI s.p.a. dovesse pagare in conseguenza dell'eventuale accoglimento della domada posta dal dott. Xxxx (colui che ci citò in giudizio, nda) nei confronti della RAI medesima".(6)


Nel leggere quella raccomandata provai un dolore denso, nell'incredulità.

Interpello Milena Gabanelli, che si dichiara estranea alla cosa. La sollecito a intervenire presso la RAI, e magari anche pubblicamente, contro questa vicenda. Dopo poche settimane e messa di fronte all'evidenza, la Gabanelli tenta di rassicurarmi dicendo che "la rivalsa che ti era stata fatta (dalla RAI contro di me, nda) è stata lasciata morire in giudizio... è una lettera extragiudiziale dovuta, ma che sarà lasciata morire nel giudizio in corso... Finirà tutto in nulla."(7)
Non sarà così, e non è così oggi: giuridicamente parlando, quell'atto di costituzione in mora è ancora valido, eccome. Non solo, Milena Gabanelli non ha mai preso posizione pubblicamente contro quell'atto, né si è mai dissociata dalla linea di difesa della RAI che è interamente contro di me, come sopra descritto, e come dimostrano gli ultimi atti del processo in corso.(8)

Non mi dilungo. All'epoca di questi fatti avevo appena lasciato Report, da allora ho lasciato anche la RAI. Non ci sarà mai più un'inchiesta da me firmata sull'emittente di Stato, e non mi fido più di alcun editore. Non mi posso permette di perdere l'unica casa che posseggo o di vedere il mio incerto reddito di freelance decimato dalle spese legali, poiché abbandonato a me stesso da coloro che si fregiavano delle mie inchieste 'coraggiose'. Questa non è una mia mancanza di coraggio, è realismo e senso di responsabilità nei confronti soprattutto dei miei cari.
Così la mia voce d'inchiesta è stata messa a tacere. E qui vengo al punto cruciale: siamo già in tanti colleghi abbandonati e zittiti in questo modo.
Ecco come funziona la vera "scomparsa dei fatti", quella che voi non conoscete, oggi diffusissima, quella dove per mettere a tacere si usano, invece degli 'editti bulgari', i tribunali in una collusione di fatto con i comportamenti di coloro di cui ti fidavi; comportamenti tecnicamente ineccepibili, ma moralmente assai meno.
Questa è censura contro la tenacia e il coraggio dei pochi giornalisti ancora disposti a dire il vero, operata da parte di chiunque venga colto nel malaffare, attuata da costoro per mezzo delle minacce legali e di fatto permessa dal comportamento degli editori.
Gli editori devono difendere i loro giornalisti che rischiano per il pubblico interesse, e devono impegnarsi a togliere le clausole di manleva dai contratti che, lo ribadisco, siamo obbligati a firmare per poter lavorare.
Infatti oggi in Italia sono gli avvocati dei gaglioffi, e gli uffici affari legali dei media, che di fatto decidono quello che voi verrete a sapere, giocando sulla giusta paura di tanti giornalisti che rischiano di rovinare le proprie famiglie se raccontano la verità.
Questo bavaglio ha e avrà sempre più un potere paralizzante sulla denuncia dei misfatti italiani a mezzo stampa o tv, di molto superiore a quello di qualsiasi politico o servo del Sistema.


Posso solo chiedervi di diffondere con tutta l'energia possibile questa realtà, via mailing lists, siti, blogs, parlandone. Ma ancor più accorato è il mio appello affinché voi non la sottovalutiate (appello accolto, nda).


In ultimo. E' assai probabile che verrò querelato dalla RAI e dalla signora Gabanelli per questo mio grido d'allarme, e ciò non sarà piacevole per me.

Hanno imbavagliato la mia libertà professionale, ma non imbavaglieranno mai la mia coscienza, perché quello che sto facendo in queste righe è dire la verità per il bene di tutti. Spero solo che serva.

Grazie di avermi letto.


Paolo Barnard
dpbarnard@libero.it


Note:
1) Tribunale civile di Roma, Atto di citazione, 31095, Roma 10/11/2004.
2) Fatto su cui ho più di un testimone pronto a confermarlo.
3) Nel volume "Le inchieste di Report" (Rizzoli BUR, 2006) Milena Gabanelli eroicamente afferma: "...alle nostre spalle non c'è un'azienda che ci tuteli dalle cause civili". Prendo atto che il prestigioso studio legale del Prof. Avv. Andrea Di Porto, Ordinario nell'Università di Roma La Sapienza, difende in questo dibattimento sia la RAI che Milena Gabanelli. Ma non me.
4) Tribunale Ordinario di Roma, Sezione I Civile-G.U. dott. Rizzo- R.G.N. 83757/2004, Roma 30/6/2005: "Per tutto quanto argomentato la RAi-Radiotelevisione Italiana S.p.a. e la dott.ssa Milena Gabanelli chiedono che l'Illustrissimo Tribunale adìto voglia:...porre a carico del dott. Paolo Barnard ogni conseguenza risarcitoria...".
5) Un esempio di questa clausola tratto da un mio contratto con la RAI: "Lei in qualità di avente diritto... esonera la RAI da ogni responsabilità al riguardo obbligandosi altresì a tenerci indenni da tutti gli oneri di qualsivoglia natura a noi eventualmente derivanti in ragione del presente accordo, con particolare riferimento a quelli di natura legale o giudiziaria".
6) Raccomandata AR n. 12737143222-9, atto di costituzione in mora dallo Studio Legale Di Porto per conto della RAI contro Paolo Barnard, Roma, 3/10/2005.
7) Email da Milena Gabanelli a Paolo Barnard, 15/11/2005, 09:39:18
8) Tribunale Civile di Roma, Sezione Prima, Sentenza 10784 n. 5876 Cronologico, 18/5/2007: "la parte convenuta RAI-Gabanelli insisteva anche nelle richieste di cui alle note del 30/6/2005...". (si veda nota 4)


Commenti alla lettera

2008-02-12 23:20:00

Sono Paolo Barnard. Rispondo innanzi tutto agli spettatori di Report,
che assieme a tanti altri italiani meritano verità, onestà, e finalmente
pulizia in questo Paese. Poi anche alle righe della signora Gabanelli
postate ieri alle ore 21,16.

Mi spiace che alcuni di voi si siano ritenuti soddisfatti dalle parole
dell’autrice di Report, che non ha risposto a nessuno dei punti
cruciali, a nessuno dei gravissimi fatti.

Milena Gabanelli scrive:

“Per quel che riguarda la questione legale che lo coinvolge, sono
convinta della bontà della sua inchiesta e penso che alla fine ci sarà
una sentenza favorevole. Ci credo al punto tale da aver firmato a suo
tempo un atto (che lui possiede e pure il suo avvocato) nel quale mi
impegno a pagare di tasca mia anche la parte sua (di Barnard, nda) in
caso di soccombenza. Non saprei che altro fare".

Quell’atto esiste solo nella fantasia della signora Gabanelli. Né io, né
il mio legale Avv. Pier Luigi Costa di Bologna, ne abbiamo mai ricevuto
una copia. Inoltre l’affermazione della sua esistenza da parte
dell’autrice di Report è pienamente contraddetta dagli atti processuali
da me resi pubblici, ove si legge: “Tribunale Ordinario di Roma, Sezione
I Civile-G.U. dott. Rizzo- R.G.N. 83757/2004, Roma 30/6/2005: "Per tutto
quanto argomentato la RAi-Radiotelevisione Italiana S.p.a. e la dott.ssa
Milena Gabanelli
chiedono che l'Illustrissimo Tribunale adìto
voglia:...porre a carico del dott. Paolo Barnard ogni conseguenza
risarcitoria...".

Confermato di recente da: Tribunale Civile di Roma, Sezione Prima,
Sentenza 10784 n. 5876 Cronologico, 18/5/2007: "la parte convenuta
RAI-Gabanelli insisteva anche nelle richieste di cui alle note del
30/6/2005...".

La generosa offerta della Gabanelli non esiste, e sarebbe comunque stata
una vergogna, un tentativo di tacitare me mentre lei poteva di fronte ai
suoi datori di lavoro mostrarsi pienamente in accordo con la loro
sciagurata politica nei mie confronti. Che è quello che ha fatto e
controfirmato in ogni atto processuale.

Milena Gabanelli scrive:
“Gli autori furono messi a conoscenza della questione e tutti decisero
di continuare "l'avventura" con Report.”

Non è vero. Esistono redattori pronti a testimoniare di non aver mai
sentito Milena Gabanelli pronunciare quell’avvertimento, soprattutto
quando sollecitata a chiarire questioni in merito. Di sicuro non lo fece
mai in mia presenza. Io non fui mai posto di fronte a una simile bivio,
al contrario, mi fu sempre detto di stare tranquillo.

Milena Gabanelli scrive:

“E' bene sapere che quando si va in giudizio ognuno risponde per la
parte che gli compete: gli autori rispondono del loro pezzo, la
sottoscritta per tutti i pezzi (in qualità di responsabile del
programma), la rai in quanto network che diffonde la messa in onda.
Qualora il giudice dovesse stabilire che c'è stato dolo da parte
dell'autore, a pagare saranno tutti i soggetti coinvolti (la rai, la
sottoscritta, l'autore).”

Che a pagare possano eventualmente essere tutti non è in discussione,
signora Gabanelli. Che lei e la RAI tentiate di mandare al macello uno
solo, cioè Paolo Barnard, l’anello più debole della catena, e che vi
siate lungamente accaniti in ciò come dimostrano i documenti processuali
sopraccitati, e che la RAI abbia addirittura tentato di rivalersi su di
me anche fuori dal processo, è ben altra cosa. Lascio ogni giudizio
sulla sua condotta ai suoi spettatori. E taccio qui sul dolore personale
che ho subito. Non è questo il contesto.

Milena Gabanelli scrive:

“Certo, se su ogni puntata vieni trascinato in tribunale, alla fine può
darsi che lasci la partita perchè non riesci più a reggere fisicamente.
Ma questo non è colpa della rai di turno, bensì di un sistema giudiziario”

No, la RAI ha responsabilità pesanti, nell’abbandono dei giornalisti
collaboratori che tanto hanno fatto per i suoi palinsesti, come nel caso
in oggetto. Noi ‘esterni’ siamo quelli col coraggio, quelli che lavorano
dieci volte gli altri, quelli senza stipendio, quelli che non
confezionano le narrative false dei TG1, TG2, TG3, che non sono pagati
mensilmente per “rendere plausibile l’inimmaginabile” presso gli
italiani. Noi siamo quelli usati e cestinati al primo problema. Io sono
giornalista e prima di ogni altra cosa punto il dito verso il mio
editore e i miei capi, e ne pagherò i prezzi. Lei Milena Gabanelli
dovrebbe fare la stessa cosa e pubblicamente, per il bene del
giornalismo italiano, se lei ne avesse il coraggio.

Milena Gabanelli scrive:

“Paolo Barnard. E' un professionista che stimo molto, ma purtroppo
l'incompatibilità ad un certo punto era diventata ingestibile, e così a
fine 2003 le strade si sono separate.”

Non è vero. La mia separazione dalla gente di Report fu a causa di una
sordida storia di inumanità e di viltà che con questa mia denuncia non
ha nulla a che fare. Mi addolora ancora di più che Milena Gabanelli la
citi qui, del tutto fuori contesto.

Milena Gabanelli scrive:

“Il lavoro che io e gli altri colleghi di report abbiamo deciso fin qui
di fare non ce lo ha imposto nessuno. E' un mestiere complesso che
comporta molti rischi, anche sul piano personale. Si può decidere di
correrli oppure no, dipende dalla capcità di tenuta, dal carattere e
dagli obiettivi che ognuno di noi si da nella vita. Il resto sono
polemiche che non portano da nessuna parte e sottragono inutilmente
energie.”

Come dire ‘Se Paolo Barnard non ha i cosiddetti, cambi mestiere e non ci
faccia perdere del tempo’. Non mi risulta che Bernardo Jovene, Sabrina
Giannini, Stefania Rimini o altri a Report siano stati abbandonati come
me, che la RAI e Milena Gabanelli si stiano accanendo in un’aula di
tribunale per scaricargli colpe non loro, che la RAI li stia minacciando
con ulteriori accanimenti legali, e che Milena Gabanelli sia rimasta
zitta per 4 anni di fronte a una vergogna simile perpetrata nei loro
confronti.

Milena Gabanelli, con le sue righe, tipicamente sguscia da una
situazione indecente senza prendere una posizione morale, senza quel
‘coraggio’ che l’ha resa famosa, avallando di nuovo ciò che lei stessa e
la RAI mi stanno facendo. Avallando oltre tutto il peggior precariato
nel giornalismo (sic).

In questo modo prolifera la censura da me denunciata, che così tanti
colleghi finiscono per subire, una censura che sottrae a voi spettatori,
a voi, il diritto di sapere quello che gli avvocati da una parte o
dall’altra non vogliono che voi sappiate.

Ci sono cose, signora Gabanelli, su cui si deve prendere posizione,
costi quel che costi. Io lo faccio qui e ora e le dico: Lei e la RAI
siete responsabili di una condotta ignobile, troppo diffusa fra gli
editori di questo povero Paese. Lei più della RAI, perché lei dovrebbe
essere il volto del ‘coraggio televisivo’ per definizione.

Verrò travolto dalle vostre querele, a tutela del vostro ‘buon nome’, ma
ho deciso di mettermele alle spalle. Io prendo posizione di fronte a
questa censura con cui lei Gabanelli è in palese collusione, e il mio
coraggio è comunque una piccola cosa, perché c’è chi ha preso posizione
di fronte a una camera di tortura in Cile o di fronte a un Merkava in
Palestina. Il vero coraggio è loro, non mio.

Né lei né la RAI mi zittirete mai.

Paolo Barnard
11.02.2008

-- NADIRinforma

2008-02-12 23:15:52

Ogni azienda, giornale o tv fornisce l'assistenza legale (ovvero paga l'avvocato) ai propri dipendenti, non ai collaboratori. Quando abbiamo iniziato (1997)nessuno di noi si era posto il problema, che invece abbiamo affrontato quando sono arrivate le prime cause (2000). Si trattava di querele per diffamazione. La sottoscritta e il direttore di allora chiedemmo assistenza legale e ci fu concessa. Fatto che si verificò in tutti i successivi procedimenti penali. Le prime cause civili arrivarono nel 2004, e lì scoprimmo che invece non ci sarebbe stata copertura legale. La tutela veniva fornita a me in virtù del contratto di collaborazione con la rai, ma "a discrezione", ovvero dovevo presentare una memoria difensiva con la quale dimostravo, punto per punto, di aver agito bene. Non avendo l'autore del servizio nessun contratto di collaborazione con la rai (pochè vende il pezzo), si assume i rischi in caso di richiesta di risarcimento danni. La realtà era questa: o prendere, o lasciare. Gli autori furono messi a conoscenza della questione e tutti decisero di continuare "l'avventura" con Report. Con tutte le angoscie del caso, ma a dominare è stata la convinzione di tutti noi che lavorando bene alla fine le cause si vincono e il soccombente dovrà pure pagare le spese. Da parte mia ho iniziato una lunga battaglia per poter avere ciò che nessuna azienda normalmente fornisce ai non dipendenti: l'assistenza di un avvocato in caso di causa civile (nel penale, come ho già detto, ci è stata fornita fin dall'inizio). Dal 2004 in poi la tendenza è stata quella di farci prevalentemente cause civili, con tutto quel che ne consegue in termini di stress, tempo che perdi, e paure che ti assalgono. E' bene sapere che quando si va in giudizio ognuno risponde per la parte che gli compete: gli autori rispondono del loro pezzo, la sottoscritta per tutti i pezzi (in qualità di responsabile del programma), la rai in quanto network che diffonde la messa in onda. Qualora il giudice dovesse stabilire che c'è stato dolo da parte dell'autore, a pagare saranno tutti i soggetti coinvolti (la rai, la sottoscritta, l'autore). E questo vale per tutti, anche i dipendenti. La differenza è che prima di arrivare alla sentenza nessuno ti paga l'avvocato. Nel 2007 le cause arrivano ad un numero talmente elevato che passo più tempo a difendere me e i miei colleghi che non a lavorare. Ma a luglio 2007 il direttore generale Cappon chiede all'ufficio legale della rai di garantire la piena assistenza legale a tutti gli autori di Report. Questo non ci toglie le ansie (finchè non c'è una sentenza non sai di che morte muori), però almeno sai che alle tue spalle c'è un'azienda che ha riconosciuto il valore del tuo lavoro e ti paga l'avvocato. E' stato difficile ottenere questo risultato, ma c'è stato e questo è oggi quello che conta.
Certo, se su ogni puntata vieni trascinato in tribunale, alla fine può darsi che lasci la partita perchè non riesci più a reggere fisicamente. Ma questo non è colpa della rai di turno, bensì di un sistema giudiziario che permette a chiunque di fare cause pretestuose, senza che ci sia a monte un filtro (come avviene invece nelle cause penali) che valuti l'eventuale inconsistenza della causa stessa.
Paolo Barnard. E' un professionista che stimo molto, ma purtroppo l'incompatibilità ad un certo punto era diventata ingestibile, e così a fine 2003 le strade si sono separate. Per quel che riguarda la questione legale che lo coinvolge, sono convinta della bontà della sua inchiesta e penso che alla fine ci sarà una sentenza favorevole. Ci credo al punto tale da aver firmato a suo tempo un atto (che lui possiede e pure il suo avvocato) nel quale mi impegno a pagare di tasca mia anche la parte sua in caso di soccombenza. Non saprei che altro fare.
Non ho il potere di cambiare le regole di un'azienda come la Rai, credo di aver fatto tutto quello che è nelle mie modeste capacità. Il lavoro che io e gli altri colleghi di report abbiamo deciso fin qui di fare non ce lo ha imposto nessuno. E' un mestiere complesso che comporta molti rischi, anche sul piano personale. Si può decidere di correrli oppure no, dipende dalla capcità di tenuta, dal carattere e dagli obiettivi che ognuno di noi si da nella vita. Il resto sono polemiche che non portano da nessuna parte e sottragono inutilmente energie.
Un caro saluto a tutti.
Milena Gabanelli


Messaggio 10 Feb 2008, 21:16
http://www.forum.rai.it/index.php?showtopic=193515&f=141

giovedì 21 febbraio 2008

Finalmente è iniziato il repulisti!!!

Una delle reazioni alla mancata candidatura di Ciriaco De Mita nel PD:

Il senatore a vita, Francesco Cossiga, ha inviato una lettera a De Mita: «Esimio Onorevole, da lunghissimo tempo ormai i nostri rapporti si sono definitivamente deteriorati e si sono non interrotti, ma rotti. Ma Lei rimane pur sempre per me uno dei leader più prestigiosi e intelligenti della Democrazia Cristiana e in essa della Sinistra di Base, anche se pessimo segretario politico e ancor peggiore Ministro e Presidente del consiglio: una versione moderna e democratica del clientelismo meridionale. Lei rimarrà sempre nella storia politica del Paese e in particolare in quella della Democrazia Cristiana». «È ingiusto - aggiunge il presidente emerito della Repubblica - che non la vogliano ricandidare! Non immiserisca però questa Sua figura, La prego - anche a difesa della dignità di tutti noi democratico-cristiani -, insistendo per essere candidato nel Partito Democratico che non La vuole. E, La prego! non scivoli nel patetico e nel ridicolo, dando vita ad una piccola e fasulla lista campana! Caso mai, in cambio, si faccia dare... qualche Asl», conclude Cossiga.

da Corriere on line del 20 febbraio 2008

Oscurare Google in nome del risparmio energetico*

Giovedì, 21/02/2008 - 00:50

Si chiama Google Nero o Nerooogle, è la versione in tinte fosche del motore di ricerca che potrebbe far risparmiare al mondo un buona dose di energia elettrica.

Mark OntkushIl progetto di oscurare il sito del colosso americano nasce da un articolo del blogger e ricercatore Mark Ontkush (nella foto a destra) dalle cui analisi, infatti, è scaturita la prospettiva di risparmiare energia semplicemente cambiando lo sfondo del noto sito web.

Usare il cosiddetto blackback di colore nero per ridisegnare il design della Home page di Google permetterebbe ad ogni utente di consumare esclusivamente 59 watt rispetto ai 74 watt necessari per visualizzare la versione originale.

Stiamo parlando, dunque, di un risparmio per utente di 8.3 MegaWatt al giorno che potrebbe raggiungere i 3.000 MegaWatt annui, il che ha generato una filosofia positiva denominata “The Dark Side of Google”.
* da Portel.it

Il consiglio regionale della Campania di nuovo nella bufera

Il consiglio regionale della Campania di nuovo nella bufera
Ai domiciliari il consigliere Pd Roberto Conte

Analogo provvedimento per l'ex potente funzionario della Regione, Lucio Multari, e per gli imprenditori della security, Buglione

NAPOLI, 20 febbraio 2008 *

Una nuova bufera sul Consiglio regionale della Campania. Sei arresti, tutti ai domiciliari, con l'accusa di corruzione. Tra loro c'è il consigliere regionale del Pd, Roberto Conte (ora sospeso dagli incarichi di partito), 44 anni, esponente della corrente rutelliana dei «Riformisti coraggiosi», l'ex potentissimo capo dell'ufficio amministrazione e personale della Regione, Lucio Multari, e i fratelli Buglione, imprenditori nel settore della security.

GLI ARRESTI - Le sei persone arrestate dalle Fiamme Gialle sono, oltre Conte e Multari, il commercialista Giuseppe Ranieri, il medico Emanuele Cameli e appunto i fratelli imprenditori Carmine e Antonio Buglione. Le indagini condotte dalla Procura di Napoli hanno accertato che il consigliere regionale propose nel 2005 di trovare alcuni locali dove collocare uffici del consiglio regionale. Nel frattempo, e prima che iniziassero le procedure di valutazione delle offerte da parte dell’allora dirigente reponsabile del settore amministrazione, Multari, Conte costituì, insieme con gli imprenditori Antonio e Carmine Buglione, la società «Europa Immobiliare srl»: nella società il consigliere non appariva ma aveva inserito come prestanome una casalinga nullatenente. Attraverso numerose irregolarità procedurali, l’ex dirigente Multari - secondo l’accusa - fece in modo da far prevalere l’offerta della società in cui era inserito Conte ed insieme con lui predispose il contratto di locazione nell’ambito del quale si prevedeva, oltre ad un canone di circa 500 mila euro l’anno, una clausola che poneva a carico del Consiglio regionale una serie di spese accessorie quali vigilanza, portierato, pulizia, disinfestazione affidati, senza alcuna gara, in global service al «Consorzio C.e.s.a s.c.a.r.l». che fa capo sempre ai Buglione. In questo modo, hanno sottolineato gli inquirenti, il consigliere regionale ha percepito «vantaggi economici rilevantissimi». Il tutto per dei locali, collocati al Centro direzionale e in via Santa Maria del Pianto, che non sono mai stati utilizzati.

IL CONSIGLIERE «CORAGGIOSO» - Conte, consigliere Pd, era stato indagato il 28 gennaio scorso nell’inchiesta che aveva portato all’arresto di sei esponenti del clan camorristico Misso. Il politico avrebbe ottenuto l’appoggio, anche economico, della malavita della Sanità durante la campagna elettorale del 2001 in cambio di promesse di assunzioni e di appalti per la realizzazione di opere pubbliche e di gare per la fornitura di servizi presso strutture pubbliche. Conte fu, in quell'occasione, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.
Poco prima, alla fine del mese di dicembre, Conte fu coinvolto in un’ulteriore indagine, condotta sempre dalla procura della Repubblica partenopea, su presunti appalti truccati nel settore degli impianti tecnologici per la Regione Campania, degli estintori e del centro stampa per il Comune di Napoli.

L'EX POTENTE FUNZIONARIO - Un altro degli arresti «eccellenti» è quello di Lucio Multari ex potente dirigente del settore Amministrazione, Contabilità e Gestione del personale del Consiglio regionale, licenziato a fine 2006 «per giusta causa» . La lettera di chiusura del rapporto, davvero clamorosa, firmata dall’attuale segretario generale Roberto De Liso conteneva 12 pagine di durissime accuse. Al dirigente regionale venivano mosse contestazioni pesanti. Sull’operato di Multari c’era, peraltro, già stata una sentenza della Corte dei Conti d’Appello, pubblicata il 28 gennaio 2005, che confermava una condanna «per responsabilità amministrativa gravemente dolosa, consistita nell’aver causato alla Regione un danno di 150 mila euro». Secondo i giudici amministrativi il dirigente regionale avrebbe «inquadrato» prima nella carriera direttiva e poi in quella dirigenziale del Consiglio un «operaio a giornata». Ma questa era solo la prima delle tante contestazioni mosse a Multari. La più eclatante riguardava un pagamento di 40 mila euro e l’impegno di spesa e liquidazione di 1 milione e 188 mila euro prelevati da un «capitolo di spesa inesistente» , il «7000 RP 2004». Nell’ottobre del 2005 emergeva poi che la ditta appaltatrice del facchinaggio e pulizia degli edifici del Consiglio non aveva presentato il certificato antimafia. Qualche mese dopo il prefetto di Napoli, con nota riservata, informava la Regione che « sussistono tentativi di infiltrazione camorristica » nella ditta in questione.

I FRATELLI BUGLIONE - «Ne hanno fatta di strada i fratelli Buglione di Saviano», scriveva il settimanale «L'Espresso» alla fine del 2006. Da piccoli raccomandati di provincia a massimi esperti di sicurezza, micro e macrocriminalità. Con la loro rete di agenzie di polizia, proteggono infatti un terzo di Napoli. Sono tanto stimati che, grazie a una gara d'appalto del 2005, i loro vigilantes sono diventati la guardia privata della Regione Campania. Così ha deliberato una commissione della giunta di Antonio Bassolino quando ha dovuto stabilire chi doveva presidiare gli uffici e le sedi del Consiglio regionale. L'annuncio sul Bollettino ufficiale regionale era tanto stringato che solo gli addetti ai lavori se ne sono accorti. Cinque righe per un contratto da 4 milioni e mezzo di euro. Difendere la Regione a Napoli è come difendere il governatore e i suoi amministratori dalla camorra. Un biglietto da visita di cui vantarsi.

IL PROCURATORE - Niente più mazzette, tangenti, niente più buste e valigie piene di soldi: la corruzione segue altre tecniche che chiamano in causa società occulte tra esponenti della politica, imprenditori e burocrati. È lo scenario tratteggiato dal procuratore Giovandomenico Lepore. «Oggi a Napoli esiste un sistema ben più sofisticato per stipulare accordi tra pubblici ufficiali e imprenditori - ha spiegato Lepore - non vi è più il classico pagamento delle "mazzette" ma, in vista di iniziative determinate o dallo stanziamento di fondi pubblici o dalla rappresentazione, più o meno artificiosa, di esigenze di pubblico interesse, si vengono a costituire società occulte». Di sicuro, ripete più volte Lepore, «la corruzione sta aumentando sempre di più». «Il lavoro è tanto, così tanto che sto pensando di rafforzare, dal punto di vista dei magistrati, la sezione della pubblica amministrazione - ha spiegato - quando, come spero, verrà ricoperto tutto l’organico, vorrei rivedere la situazione perché purtroppo il lavoro è tanto la corruzione si diffonde sempre di più, dai più bassi al più alti strati».

*dal Corriere on line

lunedì 18 febbraio 2008

Un partito impaurito

Riporto esattamente quanto scritto sul Riformista on line del 15 febbraio scorso:

CHE SILENZIO DENTRO IL PD SU DI PIETRO
Non era difficile prevedere l’accordo politico-elettorale tra Veltroni e Di Pietro: un tandem che caratterizzerà la campagna elettorale del Pd. L’ex pm è per Veltroni, non da oggi ma da quando dirigeva l’Unità, l’immagine della giustizia e della legalità. Leggo sui giornali che Di Pietro dovrebbe coprire il Pd sulla «questione morale». Se le cose stanno così, la concezione di cosa siano la giustizia e la legalità e anche la moralità nel Pd deve essere veramente scadente. Leggo anche che gli ultimi sforzi di Walter sono spesi per «recuperare i radicali». Il cinismo politico non ha più confini se c’è chi ipotizza l’accoppiata Di Pietro-Pannella. La verità è che il no di Veltroni per un’alleanza con i socialisti (per fortuna non sono tra i recuperabili) e l’idea di recuperare i radicali con fare padronale è l’approdo di una deriva politica i cui esiti è difficile prevedere. Non siamo certo per il “tanto peggio, tanto meglio”, tuttavia notiamo che due soli esponenti del Pd, Polito e Caldarola, hanno criticato apertamente la scelta veltroniana. Eppure conosco tanti miei amici, oggi in prima fila nel Pd, che sul Di Pietro di ieri e di oggi hanno un giudizio più pesante del mio. Ma tacciono. Che tristezza.

Riporto anche quanto scritto su Panorama del 21/02/2008,pag57 dal senatore del PD, Antonio Polito:

"Finora il PD ha definito la sua identità alla Montale: <>. Un'operazione di sottrazione , più che di addizione. Walter Veltroni sembra ispirarsi alla tecnica di Michelangelo, che estraeva le sue figure dal marmo buttando il superfluo. Pare chiaro, per esempio, che i pieddini non sono e non vogliono essere radicali. (...) Se volesse dimostrare la sua laicità, il PD dovrebbe offrire un seggio a Pannella, pur senza federarsi col Partito radicale. Il grande vecchio dei radicali merita infatti un diritto di tribuna a Montecitorio (...). Dalle colonne del Riformista un tempo l'avevo proposto come senatore a vita. Si può portare PAnnella in Parlamento senza diventare pannelliani. Un partito sicuro di sè gliel'offrirebbe. Un partito impaurito gli preferisce Antonio Di Pietro."

domenica 17 febbraio 2008

Cose si dice sulla rete riguardo all’ex pm Di Pietro*

Diceva di pensarla come BEPPE, ma intanto su TAV, INCENERITORI, PONTE sullo STRETTO, PRECARIETA’, pestaggi alla DIAZ, base DAL MOLIN la pensa ESATTAMENTE al CONTRARIO. (1)

Diceva di appoggiare il V-DAY, ma intanto sta per candidarsi alla sua QUINTA LEGISLATURA.

Diceva di appoggiare DE MAGISTRIS e la FORLEO, ma intanto va a braccetto con D’ALEMA e FASSINO e si è alleato con l’inciucista VELTRONI.

Diceva di essere diverso dalla CASTA, ma ha candidato DE GREGORIO, si ripeterà quest’anno con CUTRUFO, e intanto sta assorbendo nel suo PARTITO CONDANNATI per TANGENTOPOLI e pezzi di UDEUR prendendone il posto nel controllo dei finanziamenti al SUD (2), tanto che nel suo stesso partito hanno DUBBI sulla sua ONESTA’. (3)

Diceva di essere contro BERLUSCONI e MASTELLA, ma in questa legislatura ha votato spesso INSIEME a LORO, come sullo stretto e sui pestaggi alla diaz.

Continua a chiedere voti ai grillini per il SUO PARTITO dicendo che è uno di noi, ma in realtà è solo un BUGIARDO IPOCRITA.

Lo avete riconosciuto tutti…è l’ONOREVOLE antonio DI PIETRO.

E io dovrei votare per uno così? Chi su questo sito (NdR si tratta del blog di Beppe Grillo) invita a farlo o NON SA QUESTE COSE (e in questo caso lo inviterei in tutta AMICIZIA a RIFLETTERCI) o è un INFILTRATO dell’IDV.

(Qua sotto i link, e potete controllare)

(1)
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2007/01_Gennaio/15/base_vicenza.shtml
http://eddyburg.it/article/articleview/9945/0/34/
http://www.lanuovaecologia.it/ecosviluppo/grandi_opere/6009.php
http://beppegrillo.meetup.com/15/messages/boards/thread/4054000
http://www.alessandroronchi.net/2008/01/10/inceneritori-e-necessario-difendere-le-sacrosante-battaglie/

(2)
http://fainotizia.radioradicale.it/2008/02/11/transumanza-in-calabria-dal-partito-di-mastella-allitalia-dei-valori

(3)
http://www.idvgiovani.it/2006/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&t=231&view=next

francesco v. Commentatore certificato

re pizzico (autoproclamatomi sovrano del blog) Commentatore certificato15.02.08 19:58

* tratto dal blog di Beppe Grillo

Riforme non fatte e protesta antisistema.

Il grande errore

di Angelo Panebianco *

Se si sprecano le occasioni, prima o poi la storia si vendica, presenta il conto. Nella società disgregata, «a coriandoli», secondo la felice definizione di Giuseppe De Rita, convivono, senza contraddizione, cinismo, rassegnazione, cupo pessimismo e movimenti di protesta anti sistema di crescente intensità. Ciò è il frutto del «Grande errore »: il mancato rinnovamento dello Stato negli anni Novanta. Per un certo periodo le conseguenze del grande errore non vennero comprese da molti. Ma nel momento in cui, dal conflitto orizzontale, fra Berlusconi e i suoi nemici, si passa al conflitto verticale, fra settori significativi dell'elettorato e la classe politica, quelle conseguenze diventano drammaticamente evidenti. Dio non voglia che ciò preannunci un nuovo ciclo di violenza.

Nei cinque anni del governo Berlusconi, la disgregazione, comunque in atto, rimaneva nascosta ai più. La società era tenuta insieme da un grande collante: l'odio. Per mezza Italia, al governo c'era l'Uomo Nero, il Caimano. Lo scontro fra le fazioni era feroce. Prima che due politiche, nel Paese si scontravano (credevano di scontrarsi) due antropologie. Era facile, allora, per metà del Paese, attribuire ogni male, grande o piccolo, al ruolo malefico dell'usurpatore, dell'Uomo Nero. Ora che l'Uomo Nero non governa, il conflitto orizzontale ha perso intensità. E la prova deludente del governo di centrosinistra ha modificato la struttura del conflitto: allo scontro orizzontale fra Berlusconi e gli altri si è sovrapposto lo scontro verticale fra settori rilevanti dell'elettorato, soprattutto di sinistra (vedi gli applausi per Beppe Grillo al Festival dell'Unità) e la classe politica. Non potendosela prendere solo con il governo per il quale, in maggioranza, hanno votato, quegli elettori spostano il tiro sul Sistema.
Nei primi anni Novanta, con la fine della Guerra fredda e i conseguenti effetti dirompenti sulla politica italiana, si aprì una «finestra di opportunità» che non fummo capaci di sfruttare a fondo. Non ci fu il passaggio dalla Repubblica dei partiti allo Stato repubblicano. Cambiò il sistema elettorale, venne l'elezione diretta di sindaci e Presidenti di Regione. Ma non fu intaccata l'architettura complessiva. Non ci fu realmente una «Seconda Repubblica».

Per oltre 40 anni i partiti politici erano stati i supplenti, i sostituti funzionali, delle istituzioni statali: la «partitocrazia» al posto dello Stato. A quel sistema dei partiti, quando morì, non subentrarono istituzioni pubbliche rinnovate (un forte governo, amministrazioni pubbliche snelle ed efficienti, eccetera). Ne paghiamo il prezzo. Senza più partiti radicati e forti e con istituzioni sempre inadeguate, sprovviste di autorevolezza, e quindi deboli, la democrazia si trova priva di ancoraggi. Da qui le spinte centrifughe e disgreganti. In mancanza di meglio si tenta ora la strada della ricostituzione dei partiti (il Partito democratico, forse la Federazione della destra). In un Paese di fazioni, si cerca, almeno, di ridurre il numero delle fazioni. È una buona cosa perché la frammentazione fa comunque male.

Ma, forse, è troppo poco. Persino i politici se ne rendono conto e dopo essere stati responsabili del grande errore riprendono l'infinita danza intorno alle «indispensabili» riforme istituzionali da fare. Senza considerare che le parole della politica non servono a costruire consenso e a indicare mete quando sono state logorate per il troppo uso. Ci vorrebbero leader veri, capaci di rischiare, ma il sospetto è che i leader siano stati sostituiti dagli uomini dello spettacolo.

* da Corriereonline del 17 settembre 2007

I numeri dei capi di stato

Spesa per il Quirinale nel 1992 (euro correnti).............................107.311.000

Spesa per la Corona britannica nel 1992 (euro correnti)...............132.790.000

Spesa per il Quirinale nel 2006 (euro correnti).............................217.000.000

Spesa per la Corona britannica nel 2006 (euro correnti).................56.800.000

Personale del Quirinale (militari esclusi)......................................................1.072

Personale della Corona britannica (militari esclusi)....................................433

Personale dell'Eliseo (militari esclusi)*.....................................................535

Personale del Bundestag (militari esclusi)*...............................................160

Artigiani impegnati nella manutenzione del Quirinale*.................................59

Artigiani impegnati nelle residenze reali britanniche....................................15

Corazzieri al Quirinale.............................................................................297

Carabinieri impegnati a Castelporziano*...................................................109

Addetti al servizio giardini della presidenza della Repubblica*....................115

Autisti del Quirinale*................................................................................45

Addetti al gabinetto della segreteria generale del Quirinale*........................63

Addetti all'ufficio di segreteria della regina Elisabetta..................................43

Costo medio annuo lordo di un dipendente del Quirinale........................74.500

Costo medio annuo lordo di un dipendente della Corona britannica.........38.850

* Dati relativi al 2001

Valori espressi in euro 2006

CONCLUSIONE:

Abbiamo un presidente della Repubblica che ci costa quanto QUATTRO REGINE!!!

(I NUMERI che avete letto in rosso, OVVERO NOSTRI SOLDI DILAPIDATI, PER I QUALI NOI CITTADINI DOBBIAMO INDIGNARCI E CHIEDERNE CONTO E RAGIONE AI NOSTRI DIPENDENTI, COME LI DEFINISCE Beppe Grillo,il comico?).

Lettera aperta all'ex guardasigilli Mastella.

Dal blog del senatore Mastella, attuale ministro di giustizia della Repubblica italiana, riporto:

" venerdì 31 agosto 2007

Due cose sulle case e sulla Casta

Scrivo due cose sulle case, per cui sono stato chiamato in causa sui giornali, e sulla cosiddetta Casta di privilegiati.
Primo agomento: se avessi voluto comportarmi male in tutti questi anni di politica passati in primo piano, non mi troverei oggi senza soldi da parte. Io ho investito i sacrifici di una vita, dopo tanti anni di affitto a Roma, in una casa di 85 metri quadri. Avrei potuto condurre una vita diversa, scorretta e disonesta e, dopo tanti anni in posizioni di potere, comperare decine di case o farmele regalare.
* Capisco anche che fare questo discorso è assurdo, perché uno non è che si può vantare di essersi comportato correttamente. Farlo è infatti ciò che ci si attende da noi politici. Ma non si può neanche restare freddi e distaccati davanti alle accuse di comportamenti disonesti quando la propria vita è stata condotta respingendo i facili compromessi in nome del rispetto dei valori dell'onestà e del rigore.
Secondo argomento: il diritto di prelazione, che non è il privilegio di una Casta "d'intoccabili" ma un diritto di molti italiani che si sono trovati in uguale posizione, mi ha consentito di investire dei soldi anche per piccole metrature per i figli. Problemi comuni a molti cittadini come potete vedere e affrontati, ripeto, con i "privilegi" di moltissimi inquilini che si sono trovati nelle mie condizioni. E nel rispetto delle leggi. E risponderò, a chi metterà in dubbio la veridicità di quanto dico, in ogni modo.

Sen.Clemente Mastella

* Signor Mastella, forse la domanda che l'ha tanto importunata era posta male, ma dalla sua risposta nasce spontanea un'altra domanda: i vari appartamenti di oltre un miliardo di valore del vecchio conio (come direbbe un noto presentatore televisivo) intestati alle società facenti capo ai suoi figli e/o familiari, sono stati acquistai anche con i risparmi di una vita, sua o dei suoi figli? E l'appartamento utilizzato come sede del suo partito, di proprietà di una delle società dei suoi figli, acquistato con parte di denaro avuto quale finanziamento pubblico per il giornale del suo partito, fa parte anche dei risparmi di una vita?

I costi della politica in Italia

In Italia i costi della politica sono i più alti d'Europa?

Sì.

La previsione di spesa per il Parlamento nel 2007 è di 1.465 miliardi di euro, di cui 962 milioni per la Camera e 503 per il Senato.

In Francia spenderanno in tutto 845 milioni, in Germania 644, in Gra Bretagna 411.

I più parsimoniosi sono gli spagnoli: 150 milioni di euro.

(fonte Panorama 07/2007)

L'onestà dei nostri pOLITICANTI: Inchiesta de l'ESPRESSO

Casa Nostra *

di Marco Lillo, ha collaborato Laura Venuti

Ministri, presidenti delle Camere, sindacalisti, politici. Attuali ed ex. Hanno acquistato attici e appartamenti da enti pubblici o da privati a prezzi di favore. Rendendo doppio il privilegio che spesso già avevano come inquilini. Ecco nomi e cifre dell'ultimo scandalo immobiliare

Quei figli di papà in via Arenula

Il motto dell'Udeur è 'la famiglia prima di tutto'. Clemente Mastella lo ha applicato alla lettera quando si è trovato di fronte a una grande occasione: acquistare a un ottimo prezzo l'appartamento che ospita la redazione del giornale del partito. Invece di intestare tutto all'Udeur, il segretario ha preferito far comprare alla società dei figli, Elio e Pellegrino. ...

Ci sono ministri e leader di partito, ex presidenti del Parlamento e della Repubblica, magistrati e giornalisti. La nazionale dell'acquisto immobiliare scontato è talmente vasta e assortita che ci si potrebbe fare un ottimo governo di coalizione. Si va dall'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga ai presidenti della Camera e del Senato del primo governo Prodi: Luciano Violante e Nicola Mancino.

Dalla famiglia del presidente dell'Udc Pier Ferdinando Casini a quella del ministro della Giustizia Clemente Mastella passando per la figlia del deputato di An Francesco Proietti. C'è il candidato leader del Partito democratico, Walter Veltroni e il presidente del Senato Franco Marini. Non mancano la Borsa, con il presidente della Consob Lamberto Cardia e il mondo del lavoro con il segretario della Cisl Raffaele Bonanni. C'è il senatore Udc Mario Baccini e il responsabile della Margherita in Sicilia Salvatore Cardinale. Situazioni diverse tra loro che talvolta convivono nello stesso palazzo.

Prendiamo lo stabile Inpdai di via Velletri, a due passi da via Veneto. Al primo piano la moglie di Walter Veltroni ha comprato più o meno allo stesso prezzo pagato dall'ex sottosegretario Marianna Li Calzi che abita al quarto. Ma le due storie sono diverse. Li Calzi ha ottenuto il suo attico alla vigilia della svendita a seguito di una discussa procedura pubblica. Veltroni invece è nato nelle case dell'ente previdenziale dei dirigenti. L'Inpdai aveva affittato sin dal 1956 un appartamento al padre, dirigente Rai. Nel 1994 i Veltroni restituirono all'ente i due alloggi nei quali vivevano Walter e la mamma per averne in cambio uno più grande, il famoso primo piano di via Velletri da 190 metri quadrati che nel 2005 è stato acquistato dalla moglie del sindaco, Flavia Prisco, per 373 mila euro. Il prezzo è basso per effetto non di un'elargizione personale ma per il meccanismo degli sconti collettivi concessi a tutti allo stesso modo. Altra cosa ancora sono gli acquisti delle case dell'Ina ora finite a Generali e Pirelli. Questi colossi privati in alcuni casi si sono comportati come spietati alfieri del libero mercato.


Altre volte hanno fatto prezzi bassi per blocchi di appartamenti finiti poi a famiglie dai nomi noti come Mastella e Casini. Scelte discutibili per società quotate in Borsa come Pirelli e Generali che dovrebbero puntare solo al profitto e che, evidentemente, hanno pensato di fare gli interessi dei propri azionisti cedendo appartamenti ai politici e ai loro amici a valori bassi. Insomma, ci sono differenze radicali tra venditore privato e ente pubblico ma anche all'interno delle due categorie. Se non bisogna far di tutta l'erba un fascio però ci sono due cose che accomunano i protagonisti della nostra inchiesta: sono potenti che hanno pagato troppo poco ieri per l'affitto e oggi per l'acquisto.

Inoltre nella maggioranza dei casi in quegli immobili sono entrati grazie a conoscenze, entrature e amicizie. Questa disparità di trattamento con i comuni mortali non è una novità. Emerse con violenza populista nel 1996 durante il primo Governo Prodi grazie alla campagna 'Affittopoli' de 'il Giornale' di Vittorio Feltri. Oggi quegli stessi immobili affittati dieci anni fa ad equo canone sono stati svenduti definitivamente e il privilegio è stato reso eterno.

Per fare qualche esempio: Lamberto Cardia, presidente Consob, pagava 1 milione e 100 mila lire al mese di affitto nel 1996 e ha comprato nel 2002 a 328 mila euro 10 vani e due posti auto a due passi dal Palaeur. Maura Cossutta, onorevole dei Comunisti Italiani, pagava 1 milione e 50 mila lire allora e compra nel 2004 quattro camere, due bagni e balconi a due passi da San Pietro a 165 mila euro. Franco Marini pagava 1 milione e 700 mila lire allora e compra nel 2007 a un milione di euro due piani ai Parioli. A rendere 'svendopoli' ancora più odiosa di 'affittopoli' c'è il peggioramento drastico del mercato della casa. Il trattamento di favore diventa un'offesa insopportabile per chi è costretto a combattere ogni giorno con l'ufficiale giudiziario che vuole sfrattarlo.

Per capire 'svendopoli' bisogna iniziare il nostro viaggio da via Clitunno, nel quartiere Trieste. In questa strada immersa nel verde, ci sono due palazzi che facevano parte del patrimonio Ina-Assitalia e che rappresentano bene il confine tra i sommersi e i salvati delle dismissioni. Lì abitava, prima della separazione, Pier Ferdinando Casini con la prima moglie Roberta Lubich e le due figlie minorenni. Nello stabile accanto abitava una coppia di dipendenti Assitalia: Davide Morchio e la moglie Maria Teresa.

Negli anni Novanta le famiglie Morchio e Casini sono uguali: entrambi inquilini delle Generali, pagano un canone basso e sperano di poter comprare l'appartamento con lo sconto. Poi arrivano le vendite tanto attese e l'uguaglianza svanisce: la famiglia Lubich-Casini rileva a prezzi di saldo tutto il palazzo. Morchio insieme ad altre 19 famiglie deve andar via. Nessuna offerta per lui dalla nuova proprietà, che per ironia della sorte è Caltagirone, il nuovo suocero di Casini. Gran parte degli inquilini, come l'ex ministro verde Edo Ronchi che può permettersi di comprare lì vicino, lascia il campo. La famiglia Morchio invece resiste all'ufficiale giudiziario che chiede l'intervento della forza pubblica. "Abbiamo un contratto che ci dà il diritto di prelazione", spiega Davide Morchio, "ed è stato ignorato. Nel palazzo vicino hanno potuto comprare a prezzi di favore. È un'ingiustizia".

Anche l'immobile dove vive la prima moglie di Casini è stato ceduto in blocco ma con una procedura atipica. Ha comprato a un prezzo basso, 1 milione e 750 mila euro, la Clitunno Spa, società creata appositamente da un manager bolognese di area Udc, amico di Casini e della prima moglie. Si chiama Franco Corlaita e ha già rivenduto tutto. Indovinate a chi? Alla famiglia Lubich. Nel novembre del 2006 la mamma di Roberta compra per 586 mila euro il secondo piano. Ad aprile del 2007 la prima moglie di Casini compra il piano terra, a 323 mila euro. Passano due mesi e il 21 giugno scorso l'operazione si chiude con la cessione alle due figlie minori di Casini del terzo piano (306 mila euro per 5 vani catastali) e del primo piano (8,5 vani per 586 mila euro).

Casini partecipa all'atto (mediante un procuratore) in qualità di genitore anche se il notaio precisa che paga tutto la moglie. Per convincere il giudice tutelare ad autorizzare la stipula dell'atto, i genitori presentano una perizia da cui risulta che l'acquisto è 'molto conveniente'. Generali non fa una piega. Inutile dire che gli inquilini del palazzo vicino sono infuriati e ipotizzano una simulazione dietro questo strano giro. Nella sostanza, dicono, la famiglia Casini ha comprato con lo sconto e noi no. Alla beffa contro i vicini, si aggiunge quella agli inquilini, senza alcuna distinzione di rango. Al primo piano del palazzetto Lubich-Casini vive in affitto Roberto Barbieri, senatore del centrosinistra e presidente della Commissione parlamentare sui rifiuti. Paga un canone di ben 3 mila euro ma è stato trattato come gli altri. Nessuno gli ha detto che il suo appartamento è diventato della figlia di Casini. Nessuno gli ha proposto l'acquisto a 586 mila euro. Con tremila euro al mese avrebbe potuto accendere un mutuo per comprare. Invece a maggio del 2008 dovrà lasciare.

Anche il caso della famiglia Mastella dimostra che non sempre le società private sono così cattive. Il ministro della Giustizia abita all'ottavo piano di un palazzo sul lungotevere Flaminio che ha fatto la stesa trafila di quello di via Clitunno. Da Ina-Assitalia a Initium, società di Pirelli e Generali. Initium è proprietaria anche dei condomini di via Nicolai alla Balduina, dove abita l'ex ministro Baccini e di via Visconti a Prati, dove vive Francesco Cossiga. Gli inquilini di questi palazzi non sono stati trattati come quelli di via Clitunno. Stavolta Initium ha concesso prelazione e sconto. Così nel 2004 Baccini ha comprato la sua reggia da 15 vani, due terrazze e 4 bagni per 875 mila euro e Cossiga è diventato proprietario di casa, soffitta e magazzino per 710 mila euro.

Nel caso di Mastella però Initium ha fatto di più. Il 3 dicembre del 2004 nello studio del notaio Claudio Togna (dell'Udeur anche lui) c'era una riunione familiare. I Mastella al gran completo facevano la fila per stipulare atti e il povero Togna sfornava atti come una pizzeria di Ceppaloni. Sandra Mastella ha comprato l'appartamento dove dorme il marito e si è impegnata a prendere la residenza lì per ottenere le agevolazioni fiscali. Per lei un ottimo affare: 500 mila euro per un appartamento che include una veranda abusiva (condonata) e la terrazza su tre lati che guarda il Tevere e Monte Mario dall'ottavo piano. Subito dopo la moglie del ministro ecco arrivare i figli Elio e Pellegrino.

Comprano altri quattro appartamenti, due a testa. I prezzi erano davvero allettanti. A Pellegrino vanno il primo piano da 4,5 vani per 175 mila euro e altri 6 vani al quarto piano per 300 mila euro. Va ancora meglio al fratello che si accaparra un terzo piano con 5,5 vani per soli 200 mila euro e un miniappartamento con ingresso, camera, bagno e terrazza a livello per 67.500 euro, nemmeno il costo di un box in periferia. Le case sono state pagate in gran parte grazie ai mutui concessi da San Paolo (400 mila euro alla moglie) e Bnl (un milione e 100 mila euro ai figli che dovranno versare una rata mensile di 6.430 euro). E che nessuno vada in giro più a dire che Initium è cattiva con gli inquilini.

Anche Francesca Proietti, socia di Daniela Fini e figlia di Francesco, deputato di An e braccio destro di Gianfranco, ha comprato un appartamento a un prezzo d'occasione: 267 mila euro per un secondo piano con terrazza su tre lati, salone e due camere all'Eur. Sempre dal patrimonio ex Ina arrivano gli immobili di Nicola Mancino e Luciano Violante. L'ex magistrato torinese ha pagato con la moglie 327 mila euro nel 2003 un gioiello incastonato tra i Fori Imperiali e piazza Venezia: due terrazzette, tre livelli e una settantina di metri quadrati coperti.Nicola Mancino ha comprato insieme alla figlia Chiara nel 2001 una dimora da 10 vani più una soffitta autonoma su Corso Rinascimento, a due passi dal Senato per 1 miliardo e 550 mila lire del vecchio conio. Sempre dal gruppo Pirelli Giuliano Ferrara ha acquistato l'appartamento ex Ina da 7,5 vani in piazza dell'Emporio al Testaccio nel palazzo che un tempo veniva chiamato 'il Cremlino' per l'alta percentuale di comunisti. Ferrara, che un tempo tuonava contro De Mita per il suo affitto a Fontana di Trevi, ha rilevato un sesto piano con terrazzo a 890 mila euro.

Molto più bassi i prezzi praticati dagli enti previdenziali. Grazie al doppio sconto (30 per cento più 15 a chi compra tutto il palazzo) le parlamentari Franca Chiaromonte e Maura Cossutta hanno stipulato un atto collettivo per due appartamenti in via della stazione San Pietro rispettivamente per 113 mila e 165 mila euro. Notevole anche il caso di Raffaele Bonanni. Il segretario della Cisl ha conquistato nel 2005 un grande appartamento dell'Inps al sesto piano in via del Perugino, nel cuore del quartiere Flaminio: otto vani a 201 mila euro. Con quella cifra in zona si compra solo un garage.

L'anno scorso ha fatto il colpo del secolo anche l'ex ministro e deputato della Margherita siciliana Totò Cardinale. In via degli Avignonesi, una strada bellissima tra il Tritone e via Veneto, ha messo le mani su un terzo piano da otto vani con affaccio su via delle Quattro Fontane : un gioiellino da due milioni sul mercato libero portato via per 844 mila euro. L'ultimo è stato Franco Marini. Il presidente del Senato ha stipulato il rogito il 23 aprile scorso. Un milione di euro per aggiudicarsi la casa assegnata alla moglie dall'Inpdai in via Lima: due livelli per 14 vani nel cuore dei Parioli.

Se Marini è il politico che ha pagato il prezzo più alto (per una casa che vale comunque il doppio) l'oscar del rapporto qualità-prezzo spetta al senatore Udc Francesco Pionati. L'uomo che ha sfornato per anni pastoni per i telespettatori del Tg1 ha comprato un attico e superattico da favola in via Traversari. L'appartamento è aggrappato alla collina di Monteverde ed è affacciato su Trastevere. Grazie al solito doppio sconto ha speso un'inezia. L'allora mezzobusto del Tg uno aveva fatto ricorso al Tar per ridurre ulteriormente la valutazione e in Parlamento gli amici dell'Udc avevano presentato pure un'interrogazione parlamentare per contestare il prezzo esorbitante: 509 milioni di lire nel 2001 per 10 vani con doppia terrazza. Sì, un prezzo veramente scandaloso.

Quei figli di papà in via Arenula

La prelazione spettava all'Udeur, ma l'acquisto vantaggioso nel cuore di Roma lo fanno Elio e Pellegrino Mastella

Il motto dell'Udeur è 'la famiglia prima di tutto'. Clemente Mastella lo ha applicato alla lettera quando si è trovato di fronte a una grande occasione: acquistare a un ottimo prezzo l'appartamento che ospita la redazione del giornale del partito. Invece di intestare tutto all'Udeur, il segretario ha preferito far comprare alla società dei figli, Elio e Pellegrino. Permettendo loro un vero affarone. Se vendessero oggi potrebbero incassare una plusvalenza da un milione di euro.

Tutto inizia il 7 aprile del 2005 quando il consorzio che cura le vendite dell'Inail scrive all'Udeur, in qualità di inquilino, per offrirgli di acquistare l'appartamento dove ha sede il giornale del partito al prezzo di un milione e 452 mila euro più Iva. Prendere o lasciare. Mastella prende e fa bene. Stiamo parlando del quarto piano di Largo Arenula 34, pienissimo centro con affaccio su Largo Argentina. Un appartamento quasi identico, al primo piano dello stesso stabile, è stato ceduto nel 2006 dall'Inail a 1,4 milioni ed è stato rivenduto nel 2007 per 2 milioni e 350 mila più 100 mila euro di commissioni. La letterina che offre l'acquisto all'Udeur equivale a un assegno circolare che andrebbe incassato subito.

La prelazione spetta al partito, che è intestatario del contratto di locazione. Stranamente invece l'Udeur comincia un balletto di sigle e lettere. Prima sembra che acquisti 'Il Campanile nuovo' la cooperativa che edita il giornale. Poi invece acquista la società 'Il campanile Srl'. Tra le due c'è una bella differenza. Nel lontano 2001 anche 'Il campanile Srl' era la casa editrice del quotidiano ma ora, a dispetto del nome, è diventata qualcosa di ben diverso. Dopo aver incassato 480 mila euro di contributi per coprire i costi affrontati per il quotidiano nel 2000-2001, ha ceduto il campo alla cooperativa, come vuole la nuova legge.


La srl 'Il campanile' sembrava destinata alla rottamazione quando Clemente Mastella la ricicla per comprare l'appartamento di largo Arenula. L'atto doveva essere fatto entro ottobre del 2005 ma prima di firmare il segretario cambia opportunamente i connotati alla società. Il Campanile, diventa una società della sua famiglia. Prima era intestata a Tancredi Cimmino, l'ex tesoriere che nell'aprile del 2006 si candida con Di Pietro e viene trombato. Dopo le elezioni, nel maggio del 2006, Cimmino cede tutto a Clemente Mastella (che già aveva un 10 per cento della società).

Pochi giorni dopo il ministro della Giustizia gira le quote ai figli, Pellegrino ed Elio. Ora tutto è pronto per il grande acquisto. Il 10 luglio 2006 finalmente la società dei Mastella compra l'appartamento al quarto piano. Non basta. La srl cambia oggetto e si trasforma da semplice società editrice in azienda a tutto campo che può occuparsi di giornali ma anche di acquisizioni immobiliari, pubblicità, import-export, ristrutturazione di casali, attività turistiche e finanziarie. Poi muta anche il nome: ora si chiama 'Servizi e Sviluppo'. Una volta acquisita la sede, addio Campanile.

Oggi i figli di Mastella sono proprietari dell'appartamento e il giornale (che aveva più diritto di loro a comprare) è solo l'inquilino. Alla fine di questo giro tortuoso sono due le cose che sorprendono: una società finanziata dallo Stato con 480 mila euro nel biennio 2000-2001 per editare la testata del partito è diventata nel 2006 l'immobiliare privata dei figli del leader, scavalcando ogni distinzione tra interessi pubblici e affari privati che, anche in un partito a conduzione familiare, dovrebbe restare sacra. Inoltre la società di Pellegrino ed Elio ha fatto l'affare della sua vita grazie alla rinuncia del partito di papà a esercitare un suo diritto.

"Non c'è nulla di strano", dice il tesoriere dell'Udeur Pierpaolo Sganga, "l'acquisto è stato fatto senza alcuno sconto e senza alcun favoritismo, seguendo rigorosamente le procedure stabilite". Sganga annuncia che il partito sta per concludere un secondo colpo, ancora più grande, nello stesso palazzo. Anche i due appartamenti del secondo piano che ospitano la sede nazionale dell'Udeur presto saranno venduti all'inquilino. Un affarone che vale il doppio di quello già concluso: sono 21 vani contro i 9 dell'appartamento del quarto piano. Stavolta chi comprerà? Dalle carte depositate in conservatoria spunta una lettera dell'Inail del 2005 nella quale l'ente riconosce la prelazione per questi appartamenti, come per quello già venduto, alla solita società 'Il campanile Srl' oggi 'Servizi e Sviluppo' dei Mastella. A 'L'espresso' il tesoriere Sganga giura: "Comprerà l'Udeur".
M. L.

*da L'espresso on line del 30/08/2007

Grillo e le Elezioni politiche italiane 2008

Caro Beppe,

ho postato sul tuo blog dopo il tuo comunicato politico n. 1 e n. 2, ma, come sempre, nessuna risposta, per cui ti scrivo questa lettera aperta.

Ritengo sia più che legittimo cambiare opinione, soltanto i cretini non lo fanno, ma nel tuo caso non è stato cambiare opinione, è stato il salto della quaglia o, meglio, da navigato voltagabbana.

Mi spiego meglio:

dopo che hai sottoscritto il Manifesto per la Riforma della Repubblica e la Lista Civica Nazionale hai fatto una inversione di 180 gradi, dimenticandoti la tua firma sotto il Manifesto e DISCONOSCENDO la Lista Civica Nazionale.

Il tuo comportamento non mi meraviglia affatto: i tuo salti quagliferi sono ben noti a tutti, ad iniziare da quello sull’informatica, quando spaccavi i computer sul palcoscenico.

Ti chiedo, e lo chiedo anche a tutti coloro che ancora credono nelle tue idee, come pensi di poter realizzare un Nuovo Risorgimento italico senza entrare nella stanza dei bottoni.

Ti ho scritto ricordandoti, fra i molteplici esempi possibili, che la volontà popolare per questi pOLITICANTI italici affamati vale meno di zero. I referendum sulla responsabilità civile dei magistrati e sul finanziamento pubblico ai partiti sono stati vanificati con gli escamotage che sappiamo. La responsabilità civile dei magistrati quando sbagliano - e lo fanno spesso e volentieri - la paghiamo noi tutti. Il finanziamento si chiama rimborso elettorale e, considerato che è un rimborso, lo hanno aumentato fino alla modica cifra di 10 euro a cittadino!!!

E tu vorresti cambiare le cose soltanto inveendo, tuonando e imprecando dal tuo blog contro questo malaffare, compiacendoti perché vieni ripreso a livello mondiale dai massmedia internazionali.

Prescindendo da chi ti sta dietro e ti consiglia, inizia a farsi strada l’idea - fra i “grilliani” che il tuo cambiamento di rotta sia dovuto all’appoggio che vuoi/DEVI dare a Di Pietro. Posso capire le motivazioni di Vuolter Veltroni al quale l’ottimo rappresentante della casta di potere dei magistrati (leggasi l’ex pm Di Pietro) avrà ricordato la stagione di Mani pulite ed il trattamento riservato al compagno G (Greganti). Ma nel tuo caso, le motivazioni quali sono state…?

Hai trovato il tempo di leggere l’inchiesta sull’Italia dei Valori IMMOBILIARI fatta da Panorama e poi ripresa da Radio Radicale? Hai sentito o letto l’intervista all’avvocato di Achille Occhetto sul rimborso elettorale che il tuo amico Di Pietro ha incassato e come li ha utilizzati. Hai letto cosa dice di lui il giornalista e parlamentare europeo Giulietto Chiesa.

Il momento ideale e storico per una LISTA CIVICA NAZIONALE è questo . Dopo queste elezioni lor sIGNORI cambieranno qualcosa per lasciare tutto come adesso, se non peggio, trovando il modo o la maniera come evitare un prossimo fenomeno Grillo che possa - se prosegue concretamente la sua idea - cambiare realmente le cose.

Internet ha rivoluzionato il sistema mondiale e tu ne hai preso atto. Utilizzi la rete - come noi tutti - per dare voce a chi non può e, tentare, di cambiare le cose. Ma rimarrà un sogno se non entri nella stanza dei bottoni.

Una “cosina” Italiota: una delle più grandi caxxate dopo la seconda guerra mondiale!!!

Una “cosina” Italiota: una delle più grandi caxxate dopo la seconda guerra mondiale!!!

Come tagliarsi le balle… e poi lamentarsi di non averle.

Con il costo del petrolio ormai prossimo alla fatidica soglia di 100 dollari al barile, iniziano i pentimenti e le recriminazioni dei più, anche di alcuni ecologisti “verdi”, sul madornale errore - stimolato da due fattori: politici poco lungimiranti e l’emotività del dopo Cernobyl - che indussero gli italiani a votare, tramite lo strumento referendario (8-9 novembre 1987), l’abrogazione della scelta nucleare fatta dall’Italia.

Da allora sulla bolletta dell’ENEL continuiamo a pagare per tenere chiuse le nostre centrali nucleari di Caorso, Trino e Garigliano, e restare l’unica nazione europea priva di produzione elettrica da nucleare.

Un recente servizio del settimanale Panorama (1/11/2007) ha messo in risalto che l’ostacolo principale in Italia, per la produzione di energia pulita mediante le centrali nucleari di terza generazione è: l’opinione pubblica ancora piena di paure.

Ma il dovere del giornalista, ancor prima dei politici, è quello di informare con i fatti i lettori.

Esaminiamo alcuni di questi fatti.

Questione referendum: nel recente passato un altro referendum – quello sulla responsabilità civile dei magistrati – è stato disatteso dalla classe politica italiana, ovvero non è mai stata eseguita la volontà popolare.

Sulla questione nucleare si tratta di rivedere una scelta infelice, fatta più per emotività che per logica.

Se perfino Chicco Testa, uno dei promotori del referendum antinucleare ha cambiato opinione, diventando nuclearista al punto da scrivere un libro sull’argomento, è opportuno che i cittadini siano informati dettagliatamente sulle ragioni che c’impongono ANCHE la produzione di energia elettrica da nucleare, in quanto l’uso già lo facciamo, acquistando all’estero energia da nucleare dalla Francia, dalla Slovenia ecc.

Questione sicurezza: le moderne tecnologie – Francia docet – ci permettono di prevenire eventuali danni di origine tecnica. Il problema da vagliare con attenzione, prevedendo le misure si sicurezza più opportune, è quello della prevenzione per possibili, ma improbabili, attacchi terroristici.

Questione scorie: prescindendo dalla possibilità di ubicare le scorie presso un sito sicuro come una vecchia miniera o posto similare, si può prendere in considerazione l’eliminazione definitiva con il lancio nello spazio verso il Sole, fonte nucleare per eccellenza.

Le questioni a favore: sono talmente lapalissiane da essere superfluo elencarne il dettaglio.

Ne bastano due soltanto: il risparmio economico e la non dipendenza dal petrolio che, peraltro, è fonte in via di esaurimento.

Conclusioni: prima che diventi troppo tardi recuperare il tempo perduto, sarebbe opportuno che i nostri governanti facessero, una volta tanto, gli interessi reali di tutta la nazione Italia, predisponendo con leggi adeguate e tempestive il recupero del nucleare.

Giustizia: Un solo peso ma due misure.

Tratto dalla Rassegna stampa Radicale, pubblico questo interessante articolo.

Toghe rosse: nei secoli fedeli. Al partito

di Giancarlo Lehner *

Il dottor D'Ambrosio ha accettato subito e di buon grado la candidatura di quella parte politica, verso cui gli è andato sempre il cuore.
In generale, le toghe rosse hanno accumulato dei meriti, talora epocali, verso i comunisti.
Prima o poi una Commissione parlamentare d'inchiesta dovrà accertare questa anomalia tutta italiana. Va precisato che D'Ambrosio non è l'intollerabile toga rossa del tipo querulo, saccente, vanitoso e permaloso. Ad esempio, non è da eskimo, né è uso querelare scrittori e giornalisti. È sobrio, misurato, anche simpatico, benché possa tradirsi, quando sia a rischio la sua «area politica».

Potrebbe essere associato alla militanza, forte, tranquilla e incisiva di Bruti Liberati («La magistratura non deve limitarsi a garantire spazi di libertà, ma deve appoggiare chi gestisce il dissenso per innescare un processo di ribaltamento dei rapporti di forza»).

D'Ambrosio, infatti, è assimilabile non ai cani sciolti, rumorosi e velleitari, ma a quanti, avendo un partito di riferimento, non gli hanno mai sovrapposto o contrapposto Magistratura democratica. Viene in mente Generoso Petrella, un giudice iscritto al Pci e, poi, eletto in Parlamento, il quale definì «quattro gatti scalcagnati», quindi, inidonei a «trasformare la società», i «magistrati democratici».

La fama di «compagno», D'Ambrosio se la conquista sin dai tempi dell'inchiesta su piazza Fontana. Per alcuni fu di parte, per altri non fu perfetto come giudice istruttore.

Dal 23 marzo 1989, presso la Commissione stragi, giace una memoria che non ha mai avuto risposta. Eccone un brano: «Una delle cause primarie della mancata individuazione dei responsabili della strage di piazza Fontana fu il mancato puntuale esame dei corpi di reato e una carenza di indagini intorno ad essi...».

In questo testo, è riportata un'inquietante affermazione del pubblico ministero Occorsio, il quale, lamentando lacune e mancate consegne di documenti, disse: «Se gli stessi documenti mi fossero stati consegnati durante la mia istruttoria avrei incriminato da Freda a Valpreda...».

Sono storie passate e ingarbugliate. Fatto è, però, che la verità su piazza Fontana non è stata mai più accertata. D'Ambrosio si ripresentò alla ribalta, più toga rossa che mai, con Mani pulite.

Preso il Pci-Pds con il sorcio tangentista in bocca, D'Ambrosio, a caldo, dichiara: «Certo colpisce che di fronte a fiumi di miliardi accertati, si faccia bagarre per 621 milioni».
Molti pensarono ad un refuso e che a pronunciare quel commento fosse stato D'Alema.
E subito dopo: «La dottoressa Parenti si è messa in contrasto con la linea tenuta dal pool... Questo non è il processo al Pds, ma a Greganti e Stefanini».

Gli altri erano devastanti processi alla Dc e al Psi, questo a due tizi qualsiasi. La Parenti, per giunta, viene subito estromessa dall'inchiesta. C'è un altro colpo di teatro.
D'Ambrosio, il 12 ottobre 1993, dà per risolto il caso: i 621 milioni di Panzavolta a Greganti servirono a quest'ultimo per comprarsi casa a Roma, in via Tirso.

Il Pci-Pds è salvo e potrà continuare a fare la morale agli altri, ma la storia del rogito non torna: Greganti, alle ore 9 e 30 del 29 ottobre 1991, avrebbe prelevato il contante a Lugano e, nella stessa mattinata, avrebbe stipulato il contratto d'acquisto a Roma, presso il Monte dei Paschi di Siena.

Ubiquo, troppo ubiquo, il «compagno G.». D'Ambrosio verrà smentito dal pm Paolo Ielo, il quale, il 16 marzo 1998, chiedendo 4 anni e due mesi per Greganti, dice chiaro e tondo che quei soldi erano destinati al Pci-Pds. Ma non succede nulla.

La verità sulle tangenti rosse non si deve sapere, vedi, ad esempio, l'altra inchiesta 1993, quella su Paola Occhetto, sparita nel nulla।

* • da Il Giornale del 3 febbraio 2006, pag. 1